Una sera ero a a cena da un amico. Suo padre, tra i commensali, ci raccontò questa sua vicenda successa subito dopo la seconda guerra mondiale:..."Lo abbiamo aspettato sotto il ponte, quel podestà intoccabile che violentava le nostra figlie e obbligava a bere olio di ricino a chi osava ridire qualcosa, lo abbiamo finito finchè aveva ancora un osso integro..." A chi gli chiese "non era meglio aspettare il corso della giustizia?" la risposta fu "ci sarebbe ancora adesso a far del male!". Questo detto da un liberale, neppure partigiano....
E vendette di questo tipo ce ne furono finita la guerra, giustizia sommaria. I partigiani ( comunisti, liberali, cattolici tanto era variegato e spesso contrastato dall'interno il loro tessuto) non andarono per il sottile è vero. Ma anche qui, dopo aver compiuto ogni genere di reato cosa ci si può aspettare? Certo nel mucchio ci furono anche degli abusi, dei tornaconti personali ( quanti dei partigiani dell'ultima ora?) ma non tale da far passare come criminale l'azione dei partigiani come ha cercato di far credere Pansa. Si può raccogliere tante storie senza però dotarle di senso critico, si può far passare da poverini dei criminali: certo ogni morte è sempre tragica e meglio sarebbe che nessun delitto venga fatto neppur per ragioni di guerra, ma le reazioni emotive umane sono potenti. Quel bambino che ha visto il nonno picchiato da uno squadrista , colpevole di non essersi levato il cappello davanti a Mussolini, non avrà certo ricordi benevoli nei confronti di quella persona...
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